La verità non è mai palese...bisogna cercarla autonomamente

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28 aprile 2009

STUDIO NIRR sui CAMPI ELETTROMAGNETICI nella Provincia di Trento

Sul sito dell'Arpa di Trento è disponibile uno studio completo ed esauriente, chiamato NIRR, consultabile online dove si possono trovare i valori di intensità di campo elettrico generati da sorgenti di radiofrequenza per radiodiffusione, telediffusione e telefonia cellulare, nella banda di frequenze compresa tra 100 kHz e 2 GHz.

3 dicembre 2008

il Governo toglie le detrazioni al 55% per le energie rinnovabili.

Il punto saliente della manovra antipro-crisi del governo: affossate le detrazioni al 55% per il risparmio energetico (infissi, caldaie a condensazione, biomassa, coinbentazione, pannelli solari).Ecco l’articolo incriminato (art. 29, commi dal 6 all’11):
http://www.senamion.it/2008/12/01/detrazioni-55-per-risparmio-energetico-affossate/
In sintesi il metodo per eliminare le detrazioni è il seguente:
Il decreto legge n. 185/2008, il cosiddetto “decreto anticrisi” prevede l’obbligatorio assenso dell’Agenzia delle Entrate per chi vuole ottenere la detrazione al 55% per il risparmio energetico per gli anni dal 2008 al 2010.Tale assenso dovrà essere richiesto via internet (su un portale dell’Agenzia delle Entrate ancora inesistente). In caso di mancato assenso entro 30 giorni la domanda si considererà rifiutata.I fondi previsti, oltre i quali non saranno accolte le domande, sono 82,7 milioni di euro per il 2008; 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010. Ossia una piccolissima parte delle possibili richieste.Si prevede che solo un 5% di richieste potrà essere soddisfatto.

Quindi:
-il 95% delle persone rimarrà a bocca asciutta, perchè questa norma è retroattiva per tutto il 2008, chi ha predisposto la documentazione (bonifici, certificazione energetica, allegati) potrebbe non ottenere nulla, tranne il 36% in 10 anni, ammesso che vi siano le condizioni
-gli italiani che non hanno internet non potranno richiedere le detrazioni, alla faccia della legge uguale per tutti
-le aziende dei settori delle energie alternative subiranno un collasso di ordinazioni visto che nessuno penserà di ottenere una detrazione che è “illusoria”
-coloro che hanno investito nel 2008 pensando di ottenere già un 18,3% nel 2009 resteranno a bocca asciutta ed è probabile che eviteranno nuovi investimenti
ci saranno seri problemi tra i clienti e i tecnici che hanno consigliato le detrazioni
metto solo in fondo le conseguenze sull’ambiente che a quanto pare non interessano affatto al governo.
Cosa possiamo fare?
Se esistono avvocati, associazioni di consumatori o quant’altro disposti ad aiutarci è giusto far sentire la nostra voce, raccontare le nostre storie, far comprendere a tutti perchè questa legge è una pura follia destinata solo ad affossare definitivamente un settore trainante dell’economia nonchè l’economia domestica di tanti italiani.

3 novembre 2008

Centrali nucleari in Italia...un INCUBO

Qui di seguito una mappa delle centrali nucleari che contengono scorie radioattive in Italia:
http://italy.indymedia.org/uploads/2003/11/mappa_nucleare.jpg
http://italy.indymedia.org/news/2003/11/429883.php
La mappa dei 53 mila metri cubi di scorie nucleari custoditi in Italia
di Flavia Amabile -ROMA -

"Le centrali nucleari sono chiuse dal 1987, eppure in Italia ci sono: 53mila metri cubi di rifiuti nucleari, quanto un palazzo di sessanta piani.
La verità è che più che chiuse le centrali sono in stato di «custodia protetta passiva», dunque continuano a produrre ogni anno una certa quantità di rifiuti radioattivi. A questi vanno aggiunti altri 2mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di origine medica e sanitaria, o creati durante le attività di ricerca o simili, e poi rottami metallici, vecchi quadranti luminescenti, parafulmini. Cerchiamo di capire dove sono. Il rapporto di Legambiente risale al 1999 ma è ancora valido.
Il primo nome citato è il Centro Enea di Rotondella, conosciuto anche come «Trisaia», in provincia di Matera dove a quasi trent’anni dall'avvio del programma, si trovano ancora 2,3 metri cubi di rifiuti liquidi mai solidificati nonostante le ripetute richieste degli organi competenti. I rifiuti, oltretutto, sono contenuti in strutture metalliche di acciaio e carbonio che ormai non sono più in grado di garantire la tenuta. Il centro di Trisaia ospita anche 64 elementi di combustibile irraggiato, attualmente sospesi in una piscina di stoccaggio, circa 3 metri cubi di prodotto fissile e fertile (uranio e torio), 14 container di rifiuti biomedicali; dagli anni Sessanta è la sede dell’unico cimitero di rifiuti nucleari esistente in Italia, quattro fosse in cui sono stati accumulati rifiuti solidi radioattivi ad alta attività (pari a circa 100 curie) contenenti cobalto 60, Cesio ed altri radionuclidi. I rifiuti sono stati cementificati e le fosse ricoperte con uno strato di bitume. Durante l’attività le centrali nucleari hanno prodotto 1916 tonnellate di combustibile esausto, 328 delle quali sono ancora stoccate in Italia presso gli impianti di Caorso e Trino e la vasca del reattore di ricerca Avogadro a Saluggia. Quello di Saluggia è un deposito particolarmente a rischio, si trova sulle sponde della Dora Baltea, a due chilometri dalla confluenza con il Po, sopra le più importanti falde acquifere del Piemonte: nessuno può immaginare che cosa può accadere in caso di alluvione. Ci sono poi la centrale del Garigliano in provincia di Caserta dove è in funzione un impianto per il recupero e la solidificazione di liquidi e fanghi prodotti in passato e stoccati, e quello di Casaccia nel Lazio dove opera un impianto per l'estrazione di particelle alfa dei rifiuti del plutonio in modo da diminuirne la radioattività. Coperte da segreto militare sono tutte le informazioni sulla centrale nucleare della base di Pisa, ma è presumibile che rifiuti siano conservati anche lì. Ai depositi delle centrali vanno aggiunti i depositi pubblici e privati delle scorie create dagli ospedali, non sempre del tutto in linea con le norme di sicurezza stabilite dalla legge. Secondo i dati raccolti dal Servizio di prevenzione sanitaria della Regione Lombardia, ad esempio, in un solo anno (tra il giugno 1997 e il giugno 1998) le aziende sanitarie lombarde hanno rilevato più di 100 carichi di rottami metallici radiocontaminati, quasi tutti in provincia di Brescia, evidentemente sfuggiti ai controlli doganali. Nel 55% dei casi l'oggetto radioattivo era costituito da materiale metallico radiocontaminato, nel 17% dei casi da vere sorgenti radioattive e nel 18% dei casi da quadranti di strumenti. In alcune sporadiche occasioni sono stati ritrovati parafulmini radioattivi e rilevatori di fumo. E poi vanno contati resine, fanghi, rifiuti attivi secchi, rifiuti solidi o liquidi in attesa di trattamento. C’è poi un ulteriore quantità di materiale radioattivo su cui si hanno poche informazioni, quello proveniente dai traffici illeciti. Il rapporto di Legambiente ricorda che nel periodo 1996-1998, in particolare, risultavano entrati 2 milioni e 260mila tonnellate di rottami ferrosi attraverso i valichi ferroviari di Gorizia e Villa Opicina e quello stradale di Valico Sant'Andrea, lungo la frontiera orientale italiana: oltre 15mila tonnellate sono risultate radioattive e rispedite oltre confine."
tratto da La Stampa del 24/11/2003

altri siti:
http://energianucleare.blogspot.com/

12 luglio 2008

FRANCIA: AUTORITA' BLOCCA CENTRALE NUCLEARE per fuoriuscita uranio

PARIGI - L'Autorità per la sicurezza nucleare francese (Asn) ha imposto alla Socatri, società filiale del colosso energetico Areva, di cessare le attività di una delle due stazioni di trattamento nella centrale di Tricastin, nella Francia sud-orientale, dove nei giorni scorsi si era verificata una fuoriuscita di acque contenenti uranio, perché non sarebbe "sicura". La Socatri ha risposto annunciando lo stop alle attività nella stazione indicata, la più vecchia delle due, per cui era comunque prevista la chiusura "nelle prossime settimane" nell'ambito di un piano di modernizzazione.
La centrale di Tricastin si trova a nord di Avignone, a circa 300 chilometri dal confine con l'Italia. In un'ispezione tenuta ieri negli impianti di Tricastin, l'Asn ha rilevato che una delle cisterne della struttura colava ancora in un bacino di ritenzione non stagno e che nel canale, ormai secco, in cui si era riversata parte della fuoriuscita accidentale, in caso di pioggia si sarebbe potuta accumulare acqua sufficiente per trascinare di nuovo all'esterno detriti contaminati. Per quanto riguarda le circostanze dell'incidente, in cui durante un trasferimento d'acqua tra due cisterne una paratoia difettosa aveva consentito il passaggio dell'acqua contenente uranio in un bacino di ritenzione crepato da cui la perdita si é diffusa, l'Asn ha parlato di "una serie di disfuzioni e di negligenze umane che non è accettabile". Criticati in particolare i tempi di reazione dei responsabili della centrale, che pur avendo constatato già alle 23 di lunedì 7 luglio la presenza di fuoriuscite nelle zone vicine, non ha messo in atto un piano di emergenza fino alle 5.30 del giorno dopo. Inoltre, ha denunciato il responsabile Asn di Lione Charles-Antoine Louet, "Il bacino di ritenzione era crepato dal 2 luglio e non è stato riparato, anche se l'azienda sapeva. L'allarme non è stato seguito da un'ispezione sufficiente; i poteri pubblici non sono stati avvertiti presto come avrebbero dovuto". Non è la prima volta che l'Asn critica la gestione della stazione di Tricastin da parte di Socatri. Già nel rapporto 2007 sullo stato della sicurezza nucleare e della radioprotezione nella regione, pubblicato a maggio, si parlava di "perdite ripetute" nel sistema di canalizzazione delle acque usate e "scarti ripetuti" rispetto alle autorizzazioni di scarico di residui chimici e radiologici, e si chiedeva all'azienda di sostituire i sistemi troppo vecchi e "assicurare d'ora in poi una sorveglianza rinforzata".

da http://www.ansa.it/

chissà quante non se ne sanno, visto che non credo che le ispezioni avvengano di frequente...

1 maggio 2007

Discarica abusiva: grave disastro ambientale in Abruzzo

Disastro ambientale ed avvelenamento delle acque destinate al consumo umano sono i reati collegati alla scoperta della più grande discarica abusiva d'Italia, scoperta dalla forestale in Abruzzo.
185 mila metri cubi di sostanze tossiche e pericolose sono state sepolti a 5-6 metri di profondità vicino a Bussi (Pescara) in un terreno vicino al fiume Pescara. Ci sono cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni e metalli pesanti. Dai primi rilievi, Forestale e Procura ritengono che l'inizio dell'utilizzo del terreno – nel 1999 ceduto dalla Montedison ad una società immobiliare di Milano riconducibile sempre alla Montedison – come discarica risalga a diversi decenni fa, molto prima dello stabilimento della Solvay, di cui si esclude un coinvolgimento.
Per bonificare al zona bisognerà rimuovere 240 mila le tonnellate di terra e il costo stimato di tale operazione si aggira intorno ai 58 milioni di euro (che al momento non si sa dove recuperare). Bisognerà anche trovare una discarica sicura (che non faccia percolare nella falda altre schifezze) e grande abbastanza da contenere la massa enorme del terreno da smaltire
Per il sostituto procuratore della Repubblica di Pescara, Aldo Aceto, che conduce le indagini: «il danno è di proporzioni gigantesche». Molte delle sostanze inquinanti sono state assorbite dal terreno, finendo nelle acque del vicino fiume Pescara: si escludono, al momento, problemi per l'acqua potabile. Secondo gli investigatori la discarica individuata, comunque, «è solo la punta di un iceberg»: si pensa che l'area in cui sono stati interrati i rifiuti sia molto più vasta.
Dante Caserta, Presidente del Wwf Abruzzo, ha raccontato gli effetti del sopralluogo sui tecnici, che dovrebbero essere abituati a spettacoli simili: "Siamo attoniti di fronte alle foto raccapriccianti raccolte durante i sopralluoghi: lastre di metri di spessore ed estese per decine di mq di cristalli di sostanze tossiche; materiali di ogni colore immaginabile; tecnici che si sono sentiti male nonostante maschere e tute di protezione."

da http://www.ecoblog.it/